JAZZ & JAZZ

JAZZ & JAZZ è il nostro centro propulsore, il punto focale dove tutto ha avuto inizio, uno dei gruppi jazz di FaceBook più vivaci, attivi e ricchi di contenuti reali, luogo di discussione e scambi di opinioni, talvolta piuttosto accesi. Molti degli argomenti trattati su questa piattaforma, dischi, eventi e libri, vengono ampliati e sviluppati progressivamente dai vari collaboratori su DOPPIOJAZZ.

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CHI RILASCIA UN CERTIFICATO DI ESTENZA IN VITA PER JAZZ?
Il jazz è una musica che ha 100 anni di storia ed ha subito molte mutazioni genetiche. Spesso si discute di che cosa sia o non sia il jazz. Sembra che alcuni dotti, medici, ingegneri e sapienti si arroghino il diritto di sapere più di altri che cosa sia o sia diventato. In realtà del jazz è rimasta solo una specie di ossatura dove ognuno vi impianta ciò che vuole, spesso assai distante da quelli che sono gli elementi costitutivi della cultura afro-americana. Tutto ciò è destabilizzate, perché il jazz a differenza di altri generi più contemporanei non da punti di riferimento, non ha aderenza con il tessuto sociale e l’universo giovanile come la Trap o il rock delle etichette indie, cosiddette.

La domanda è: dove si trova l’attualità del jazz, nel fatto che un certo numero di giovani lo ascoltino saltuariamente, ripescando i vecchi dischi del papà o del nonno o nell’attualità di una proposta coerente che non esiste? Il jazz oggi annaspa in una palude di disperazione, nonostante il talento dei tanti musicisti attivi e l’impegno di piccole e volenterose etichette, nei confronti delle quali la casta dell’informazione è spesso indifferente: le copertine dei periodici di settore riguardano sempre “mitici” personaggi del passato, una sorta di captatio benevolentiae, che non favorisce l’apertura verso i giovani, ma è solo un ennesimo tributo al nostalgismo filo-abbonamenti; a tutto ciò si aggiungano un’insieme di situazioni sonore, spesso aberranti, che vengono indicate con il termine generico contemporary jazz.

Il nostalgismo degli “anziani” tiene vivo il fenomeno, ma poi si riduce ai soliti Coltrane, Mingus, Davis, Rollins, Evans, al massimo Jarrett e Corea. La vecchiaia e l’inadeguatezza del jazz non nascono solo dal dato anagrafico dei “divulgatori”, ma anche da una mentalità ristretta e angusta. Una delle frasi più diffuse è: per me Miles Davis finisce con “Kind Of Blue”. Tanti esperti di jazz parlano sempre fra di loro ed ogni tanto con Dio; molti di essi sono vecchi dentro: si esaltano al ricordo della gesta degli eroi del passato, rivivono con fervore i momenti della propria giovinezza ed i concerti cui hanno assistito; per contro denigrano personaggi come Kamasi Washngton, Christian Scott, Ambrose Akinmusire, solo per fare qualche esempio. Nel Complesso credo che il jazz sia una musica inadeguata al mercato dei giovani o all’universo giovanile. Ne parlavamo l’altro giorno in un negozio alla presentazione di un disco, dove erano presenti soprattutto venti/trentenni.

L’atteggiamento paternalistico di tanti “vecchi cultori” del jazz non aiuta molto. I giovani si sentono distanti e non c’è un fattore d’identificazione “fisica”, ambientale, estetica e culturale, specie quando si sentono dire che non capiscono nulla, perché ascoltano hip-hop o delle forme di jazz legate all’hip-hop ed al trip-hop. Molti di coloro che trattano di jazz, sono tutti ultrasessantenni e sanno poco nulla dei fenomeni recenti o, comunque, non appaiono interessati; tuttalpiù li hanno liquidati sommariamente senza una prova d’appello. Per intenderci, parlare di Tristano può essere uno stimolo per i giovani o tirar fuori dal sacello persino Bix Beiderbecke? Qualcuno dirà: ma bisogna conoscere la storia! Certo, l’interesse per la storia, il passato e l’approfondimento sono una fase successiva, ma prima deve scattare la scintilla, il meccanismo di proiezione che porta il fruitore potenziale ad interessarsi a quella specifica forma d’arte e di cultura.

Il cosiddetto “trasferimento della sensazione”, come si dice in pubblicità, spesso non avviene ed il coinvolgimento fisico-estetico è pressoché inesistente. Il jazz non possiede una forma espressiva calibrata per i nuovi strumenti del comunicare, soprattutto la maggior parte dei giovani non riescono a decifrarne il linguaggio non tanto strumentale, ma funzionale.