// di Bounty Miller //

Quando ero ragazzino circolava uno strano fumetto, forse non da tutti conosciuto, TEDDY BOB, considerato il fumetto beat. Molti anni dopo, studiando, mi resi conte, che il linguaggio usato faceva esplicito riferimento alle espressioni tipiche di certi poeti e che c’era anche una raccordo indiretto con il bebop. Il bop fu non soltanto l’universo sonoro che attraversava ed animava la letteratura della Beat Generation, ma ne costituì anche un modello di tecnica compositiva. È quella che Jack Kerouac chiamava «spontaneous bop prosody», ossia una forma di scrittura che scaturiva dagli esiti dell’improvvisazione jazzistica. Ad esempio, Kerouac appassionato di musica afro-americana, fu tra gli scrittori bianchi statunitensi, colui che meglio ne traspose in letteratura i suoni e la cultura. Nei suoi saggi e nelle sue stesse dichiarazioni di poetica, usava espressioni come: «soffia forte quanto vuoi», «componi in modo scatenato, indisciplinato», «boppare e sincopare la scrittura». Al pari di Ferlinghetti, Corso e Ginsberg, Kerouac compose i suoi più famosi versi, ispirandosi alla teoria del respiro, il metodo compositivo ed esecutivo chiamato «breath and speech» di chiara matrice jazz. In quell’insolito ed originale fumetto venivano usate le espressioni tipiche della Beat Generation:

Beat: battuto, sconfitto, beato

Jive: gergo dei beatniks

To make it: aver successo

Axe: ogni strumento musicale

To blow: suonare uno strumento musicale

To have eyes for: desiderare

To dig: capire, apprezzare

To swing: essere contenti

Cool it!: rilassati

The eye: la televisione

To work: avere un rapporto sess

Nowhere: in nessun luogo

Fuzz: polizia

Grease: soldi

Short: automobile

To wig: essere molto eccitati

Fall by: visita

To fall out: riposarsi

Gas: un evento o una cosa eccitante

Pick up on : capire, prestare attenzione a

To turn on: assumere droghe

Square: conformista, perbenista

Gone: fuori di testa, sotto l’effetto di droghe

Quindicinale nato nel luglio del 1966 e proseguito per 154 numeri fino al 14 novembre 1972, la serie di Teddy Bob, pubblicata in Italia dall’editore Sansoni, aveva la struttura di un fumetto ispirato beat/flower power in cui il protagonista era un giovane ed irrequieto capellone amante della pace e della giustizia, contrario alla guerra e ad ogni discriminazione sociale. Il nostro eroe agisce in un contesto sociale ed un panorama urbano che fa continuo riferimento all’estetica beat, affrontando il cattivo di turno a bordo della sua moto Drago con cui è legato ad una gang di motociclisti chiamata Branco, soprattutto Lui e il suo gruppo multirazziale di giovani bianchi e neri, fatto ancora inconsueto per gli Stati Uniti degli anni sessanta, si prodigano per combattere gli abusi, difendere la libertà  di pensiero ed il razzismo, schierandosi contro il conformismo tipico di quegli anni..

Teddy ha una fidanzata di nome Paula, mentre il padre è un commissario di polizia con il quale entra sempre in conflitto. L’ambientazione è quella tipica dell’era beat: peace and love, nudismo e psichedelia, chitarre distorte e minigonne, misticismo orientale e nomadismo spirituale, utopie, anarchia, libertà e scorribande di gruppo in moto, ribellione al sistema e rivoluzione sessuale, jeans sdruciti, vistose t-shirt, giacchetti di pelle e danze sfrenate davanti al fuoco. Spesso il fumetto affronta temi particolari a cui la gioventù dell’epoca iniziava ad essere sensibile come razzismo, droga, antimilitarismo, delinquenza giovanile. Ogni numero presentava un’avventura completa e in quarta copertina allegava un ritratto di star della musica, del cinema o dello sport. Anche Teddy Bob aveva le sue espressioni tipiche ed un linguaggio vicino alla beat generation; in basso, sotto i riquadri, c’erano le note. Eccone alcune:

Ragnatela: città

Numerato: impazzito, pazzo

Non ti rogna: non ti dispiace

La fratellanza: ragazzi di colore

Strisciarti: superarti (con la moto)

Salta-Salta: moto cross

Salam: grazie

Sgonfiarli: deluderli

Fari: occhi

Rubinetto: fiume

Colosseo: circo

Caverna: la casa

Lessato: innamorato

Grigio: il genitore

Semifreddo: l’adulto in genere

Grock: pagliaccio

Letargo: sonno

Vasca: piscina..

Non sempre la struttura narrativa del fumetto era coerente, spesso si addentrava in situazioni che oltrepassavano il sociale, per inabissarsi in territori che oggi definiremmo fantasy, ma di certo il fumetto possedeva alcune delle istanze generazionali, soprattutto legate alla solidarietà tra giovani di differenti razze e culture.  L’universo degli anni sessanta, tra musica, film, libri, politica, rock, jazz e personaggi a vario titolo, pur essendo marcata da talune ideologie e votata all’antagonismo possiede un fascino che accentua ancora di più la vacuità della nostra epoca impantanata nel virtuale, fatta del nulla mischiato al niente, dove perfino un fumetto come Teddy Bob appare come qualcosa di sostanzioso e rilevante da riscoprire.