// di Francesco Cataldo Verrina //

La musica di Massimo Valentini nasce da un incrocio di universi paralleli, dalla intreccio di mondi vicini e lontani, mondi possibili o immaginati, vagando per mari e monti e calpestando strade battute su terreni impervi che s’inerpicano in una fitta giungla sonora fatta di progressive jazz, world music, blues, jazz, fusion, avanguardia e musica classica. Il sassofonista compositore, però, non perde mai la bussola, il senso della misura o l’equilibrio armonico: la sua sintesi sonora non stride, ma diventa un pozione maliarda e seducente man mano che il fruitore s’immerge nelle pieghe dell’album «Nudo» pubblicato dalla Abeat Records. Al primo impatto si percepisce una dimensione del tutto nuova rispetto a quello che potrebbe essre considerato un disco jazz, anche in senso contemporaneo: del jazz c’è solo il mood e di gusto per l’improvvisazione. Il jazz diventa un piattaforma su cui vengono innestati moduli sonori, talvolta limitrofi, ma in altri frangenti assai lontani dalla tradizione afro-americana, sia pur confluenti. È un rischi voluto e calcolato. Non a caso, Massimo Valentini viene apprezzato da molti artisti internazionali per la sua versatilità, per la capacità di implementare una costrutto melodico-armonico ed un’espressività esecutiva tutta sua con influenze stilistiche che abbracciano differenti linguaggi e meta-linguaggi musicali.

Cominciando a scandagliare l’album ci sono dei momenti in cui sembra di ascoltare un disco Jan Grabarek, altri in cui vengono alla mente perfino talune atmosfere dei King Crimsom, certe ballate celtiche, talune danze balcaniche, perfino le canzoni di Angelo Branduardi. Interessante quello che Valentini dice di sé stesso e delle sue esperienze, ma soprattutto in merito a ciò che l’ha influenzato: «I viaggi, le persone, il cibo, i concerti, tutto ha influenzato la mia musica; mi fermo per scrivere e poi riparto. Scrivo anche pensando al mio suono, quello viene dalla terra dove sono cresciuto, Urbania e tutto l’appennino intorno ad essa, le colline coperte di grano in estate, il colore e l’odore dei boschi in autunno, il profumo dei ciliegi e del sambuco in primavera, la neve (…) Ho sempre amato cucinare, già da bambino. Quando ho iniziato a viaggiare per l’Italia, l’Europa e oltreoceano per fare concerti, la prima cosa che facevo e che faccio tutt’ora è scoprire i piatti tipici del luogo e mangiarli. Di conseguenza, le collaborazioni più belle tra musicisti, organizzatori e altre persone nel mondo, sono nate quasi sempre a tavola e prima di suonare».

In realtà Massimo Valentini, chiama la sua musica, Jumble Music, ha viaggiato molto e vissuto in Brasile, Argentina, Ungheria, Romania assorbendo il folklore, le nuances e gli umori di quei paesi e ampliando il proprio spettro di percezione olfattiva, visiva, auditiva e compositiva. Jumble in inglese è la scatoletta di latta, usata per alcuni prodotti alimentari, ma qui diventa sinonimo di «contenitore», dove poter stipare influenze musicali molteplici. Nello specifico «Nudo» è un album che tende a mettere in evidenza la sincerità dell’artista, attraverso una creatività che nasce prevalentemente dall’istinto, mondata da ogni sovrastruttura o di maschera convenzionale: «Credo che mettere a nudo il proprio essere, i propri sentimenti» – dice Valentini – «o piacersi nudi è fondamentale per capire chi siamo, per essere sinceri con noi stessi. Nudo, rappresenta per me un arrivo ma anche un punto di partenza, una possibilità di essere ciò che sono, una possibilità di liberarmi del superfluo e liberare e rivelare una parte di me».

Nell’album, il sassofonista di Urbania beneficia del supporto di Paolo Sorci alla chitarra elettrica e acustica, Andres Langer al pianoforte, Filippo Machiarelli al basso e Gianluca Nanni alla batteria. Ovviamnte le collaborazioni strumentali che hanno dato nerbo e struttura all’album sono molteplici, come racconta lo stesso Valentini: «All’album hanno partecipato anche Marta Celli all’arpa celtica e Marco Zanotti alle percussioni; nella prima traccia, anche un quartetto d’archi formato da Ximena Jaime al violino, Michele Vagnini alla viola, Vladimir Zubitsky al violoncello e Jean Gambini al contrabbasso. C’è anche un bellissimo testo scritto assieme a Marcia Bacciardi (…) Anni fa a Bologna, nel 2011, in una circostanza casuale, ebbi la fortuna di incontrare Lucio Dalla. Parlammo di musica, del desiderio di creare una band e lui mi disse: «scegli i migliori e possibilmente diventate amici». Così feci. Ho impiegato due anni per scegliere «i migliori», ora sono otto anni che suono con loro e siamo amici (…) Oltre alle straordinarie capacità tecniche, ognuno di loro ha una forte personalità e sensibilità ed è ciò che esige la mia musica e il mio suono. Questa è la miglior formazione che io abbia avuto fino ad ora».

Al netto dei collaboratori, la carta vincente di Valentini sta proprio nel suo eclettismo, unitamente alla genetica predisposizione a manifestare una sensibilità poetica contemporanea, attraverso melodie immediatamente ricevibili, ricche di liricità e sostenute da una perfetta articolazione ritmica. «Nudo», che verrà presentato ai Grammy a giugno 2023, è un perfetto melting pot sonoro impregnato di atmosfere folk nord-europee, come l’iniziale, «Autumn’s Eyes», dal sapore quasi medievale o «Tutta Colpa Della Neve», che ricorda danza dagli umori mutevoli, spaziando tra Oriente ed Occidente. Brani come «Di là o di qua», «No Connection» e «La Prima Neve D’Oriente» ondeggiano tra ambientazioni afro-arabe ed americane, arricchite dai toni e dai colori della tradizione operistica italiana, della canzone popolare mediterranea e dell’Est Europa come «Esperar», «I Break The Shape» e «Bulgarian Folk Song». Da Nord a Sud dell’universo sonoro passando per la mineira brasiliana, il tango argentino e la chacarera, tipica danza del Argentina settentrionale. «North Direction», non è troppo dissimile ad una canzone prog degli anni Sessanta alla Jethro Tull. «Sesamo Sticks» è un breve intermezzo pianistico che fa preludio «Ballata Per 7» che conclude l’album in maniera travolgente. «Nudo» è viaggio a ruota libera, senza barriere e dogane, senza pedaggi da pagare e passaporti da esibire, sicuramente un viaggio in prima classe.

Massimo Valentini