// di Francesco Cataldo Verrina //

The Jolly Shoes Sisters rappresentano una dei format di jazz cantato più riusciti degli ultimi anni. Il progetto nasce nel 2019 dall’incontro di Laura Fedele e Veronica Sbergia, entrambe dotate di una vocalità duttile e adattiva a tanti linguaggi sonori e canori limitrofi al jazz. In effetti parliamo di jazz nell’accezione più larga del termine. The Jolly Shoes Sisters propongono una miscela di hot jazz, swing, soul, vocalese, R&B, soprattutto Laura e Veronica sono sorelle di sangue blues, e questa matrice genetica risalta in tutte le loro interpretazioni, divenendone l’elemento corroborante.

Soprattutto il loro curriculum canta ad alta voce, senza tema di smentita: Laura Fedele, cantante, pianista, fisarmonicista, autrice e docente, ha preso parte alla rassegna «Just like a woman», al fianco di nomi quali Patty Smith e Dee Dee Bridgewater, al prestigioso «Jazz and Heritage Festival» a New Orleans, e a diverse edizioni del «Festival Jazz» di Ascona; ha all’attivo dodici album, due pubblicazioni didattiche e due spettacoli musical-teatrali ed ha collaborato con Paolo Tomelleri, Giorgio Gaslini, Enrico Intra, Sandro Cerino, Rob Sudduth, Alex Schultz, Scotty Barnarth (attuale direttore della Count Basie Orchestra) e Scott Hamilton; Veronica Sbergia, cantante, ukulelista e suonatrice di washboard, è l’unica artista italiana ad aver preso parte al prestigioso «Mustique Blues Festival» (Caraibi); ha partecipato a numerose rassegne internazionali tra le altre: Notodden Blues Festival, Shetland Folk Festival in Scozia, Lucerne Blues Festival, Cognac Blues Passion, The Big Wheel Festival on the Isle of Man (UK), Autumn in Blues in Poland, Primavera in Black a Barcellona, BluesBaltica a Eutin (DE), Pistoia Blues Festival, Porretta Soul Festival, Fylde Folk Festival, Sidmouth Folk Week, Divan du Monde di Parigi; nel 2013 ha vinto, con Max De Bernardi, l’European Blues Challenge e ricevuto L’Oscar del Blues dalla Kayman Records.

L’album, «Shake Your Skinny», edito dalla Abeat Records, nasce sull’onda lunga di un precedente singolo molto acclamato e dedicato ad Aretha Franklin, «Like Aretha Used To Sing», un vero tributo alla regina Soul-R&B, «Ho scritto questo brano appositamente per le Jolly Shoes Sisters», racconta Laura Fedele, «seguendo le orme della tradizione ma inserendo anche un tocco di modernità. Il testo, tutto al femminile, coerentemente con il nostro progetto, prende spunto dalla discriminazione sessuale che ancora oggi, nel 2022, è purtroppo argomento più che mai attuale: in sintesi, è un grido di ribellione contro ogni forma di oppressione e repressione, fisica, mentale, umana e sessuale». Registrato al Metropolis Studio di Milano nel marzo del 2022, il disco mette in luce sia la verve interpretativa che compositiva di Laura e Veronica, le quali sembrano riportare il canto jazz su un terreno ludico-evasivo, di vero «loisir» come dicono i Francesi, disinibito e senza vincoli spazio-temporali. Molti degli stilemi vocali che ruotano intorno al jazz e di matrice africano-americana sono stati implementati con un virtuosismo non comune, soprattutto attraverso una rilettura personale, a cui si aggiunge un esemplare multi-strumentismo. Il valore aggiunto consiste proprio nell’aver saputo conferire al progetto il dono dell’atemporalità, tanto da poterlo collocare in qualunque epoca della storia della musica del Novecento o del Millennio, dagli anni Venti ai giorni nostri, e trovare sempre la giusta compliance con l’ambiente ed il mood circostante. Se ci pensiamo bene, negli anni ruggenti alcuni ritmi si ballavano esattamente come si ballano adesso. La sola differenza consiste nelle strumentazioni utilizzate e nelle forme di diffusione

The Jolly Shoes Sisters diventano un collettore fra stili del passato e elementi di contemporaneità, attraverso un viaggio in crescendo che si snoda sulla scorta di dodici brani, specie gli standard tradizionali e certi evergreen nei quali sembrano convivere rigore filologico ed attitudine alla ricerca e all’innovazione: deliziose ed insanguate di nuova linfa vitale le cover di «Puttin’ On The Ritz», «Goodnight Moon» e «Choo Choo Ch’Boogie», unitamente ad un certo numero di composizioni originali, sempre in linea, nella progettualità, con le ambientazioni musicali predilette dal duo ed espressamente calibrate su una perfetta eseguibilità al femminile, tra le quali spiccano l’iniziale «The Jar», «Love My Shoes» e la già citata «Like Aretha Used To Sing». Da segnalare il supporto in alcune tracce di validi strumentisti come Franco Cristaldi al basso, Marco Brioschi alla tromba, Mauro Porro al clarinetto ed al sax, Lucio fabbri al violino e la special guest di Enrico Rava al flicorno nella dodicesima traccia, quella dedicata ad Aretha Franklin, l’ultima della track-list, ma non per importanza.

Immergendosi nel costrutto sonoro dell’album il fruitore medio impatta immediatamente con un mood felice, vacanziero e coinvolgente, per la serie «have a good fun!», mai banale, specie negli intrecci vocali ed orchestrali, segnati da un calibrato interplay vocale, perfetto nelle armonizzazioni, e da architetture pianistiche armonicamente brillanti, puntellate dalla ritmicità ancestrale e coinvolgente del washboard. Nei momenti in cui le Jolly Sisters si abbandonano alla riletture del SongBook degli anni 20-40, si ha come la sensazione di precipitare nel tempo, quando le canzoni si ascoltavano davanti ad un grossa radio e le voci sembravano provenire da lontano, ma il trasferimento della sensazione è garantito in ogni momento, dalla prima a l’ultima nota. Non si dimentichi che lo Shimmy Shake è una danza jazz, di origine africana, caratterizzata da una frenetica agitazione del corpo dalle spalle in giù, fatta di movenze ammiccanti e provocatorie, ma per le Jolly Shoes Sisters è solo un invito a ballare e lasciarsi andare. Alzate pure il volume!

The Jolly Shoes Sisters