Con il progetto MAG Trio nasce il percorso da solista del pianista jazz Giuseppe Magagnino, un progetto che ha mosso i primi passi nel 2018 e che ha aspettato di avere la giusta dimensione artistica e concretezza di suono e formazione per potersi esprimere pienamente. È stato grazie al primo lockdown del 2020 che Giuseppe ha potuto delineare in maniera chiara il concept del suo lavoro discografico e realizzare da lì a poco il progetto mettendo insieme composizioni nate nel 2020/2021 e brani scritti tra il 2017 e il 2019.  “My Inner Child” è un viaggio dell’autore indietro nel tempo, nella sua infanzia; un momento che lo ha portato a intime riflessioni sull’approccio giocoso alla musica e allo strumento, che tende un po’ a perdersi con l’inizio dell’attività professionistica quando le aspettative e le tensioni “sporcano” curiosità, slancio ed entusiasmo tipici delle prime esperienze. 

“My Inner Child” è un invito a contattare più spesso, anche in età adulta, il nostro bambino interiore.  In questo primo lavoro da solista il pianista salentino esplora le potenzialità del piano trio e lascia spazio a piccoli assaggi in piano solo cercando di riversare nella scrittura e nelle esecuzioni tutto sé stesso e l’esperienza di ascolto e studio dei grandi pianisti che negli ultimi 65 anni sono stati un riferimento per lui e per le nuove generazioni di musicisti ed appassionati di Jazz. 

Tutte le composizioni presenti nel disco raccontano la sua vita. Sono nate di getto, in maniera spontanea, e Giuseppe ha scelto di non intervenire con troppo lavoro di affinamento e scrittura, rispettandone l’autenticità. Proprio come i bambini sanno fare.  Nello stile di Giuseppe si trovano tracce della tradizione jazz afroamericana integrate con suono ed arrangiamenti tipici del Jazz nord europeo e con una forte componente melodica caratteristica della grande musica italiana.  Il trio è composto da Luca Alemanno al contrabbasso e Karl-Henrik Ousback alla batteria. Due musicisti di grande livello, due amici, che hanno incarnato egregiamente la sensibilità, le caratteristiche sonore ed il linguaggio ricercate dall’artista. 

Il disco apre con Mi Vida, un brano scritto fondendo gli accenti del Jazz Waltz e dell’ Afro Jazz. Nel tema A descrive in maniera accurata tutti i tormenti interiori provati nella vita dell’autore, attraverso un dialogo serrato tra il piano ed il contrabbasso. Tutto si distende e dissipa nella parte B attraverso un’apertura tonale ed un lirismo e cantabilità estrema del tema.  Segue Déjà Vu, una composizione in stile “Ballad” che rimescola un po’ i criteri della costruzione tonale fondendola in maniera del tutto naturale a momenti di chiara estrazione modale. Un tema nato da una passeggiata solitaria di Giuseppe per il centro di Budapest. Il titolo per esteso del brano è, appunto, “New sensations of a life never lived”. 

Siamo alla terza traccia dell’album. Qui l’autore cerca di descrivere in musica la complessità del cammino interiore di ognuno di noi e lo fa attraverso A Long Journey, un tema “Even Eights” ricco di chiaroscuri che si sviluppa su un arpeggio costante, evocazione del moto perpetuo della vita.  Chiude la prima metà di questo lavoro il primo episodio in piano solo offerto dal leader, Dancing with Shadows, una rivisitazione della forma “valzer” per pianoforte. Una tema molto nostalgico ma allo stesso tempo molto dolce, soprattutto nello sviluppo in tonalità maggiore. Un’idea compositiva che nasce dall’immaginazione dell’autore che osserva ombre di folletti prendersi gioco delle sue paure danzando nella penombra di casa avendo come sottofondo lo stesso brano. 

La quinta traccia del disco è “My Inner Child”, title track del disco e primo singolo estratto dall’album. Un brano che nasce da una conversazione telefonica, durante il loockdown del 2020. Un inno composto grazie alla voglia di tornare a divertirsi facendo musica, in maniera fanciullesca. Un vero e proprio ricongiungimento con il proprio “Bambino interiore” in età adulta. Brano composto nello stile “Even Eights”, nella struttura AB, con profondi respiri ed un chiaro riferimento ad uno stile ritmico di natura latin. La composizione che ha dato il via alla stessa produzione del disco.  E’ la volta dell’unico brano su pulsazione swing presente nel disco, Conversando con George, nato nel periodo in cui l’autore approfondiva lo studio della tradizione jazzistica afroamericana. La struttura standard si interseca con un tema molto articolato che descrive una conversazione immaginaria di musica, molto animata ed appassionata, tra Giuseppe ed il compositore George Gershwin. 

Siamo alla settima traccia dell’album, Nelle tue Mani, un tema molto semplice che richiama suggestioni “Pop” in un’atmosfera di Jazz europeo. I richiami del blues nella parte improvvisativa fanno da chiaro contrasto alla stesura e morbidezza tematica. L’effettistica utilizzata nel solo di batteria è un chiaro segno di liberazione emotiva. Un brano ispirato alle mani di Chiara, la compagna di vita del compositore. Chiude l’album rispettando una simmetria ideale, il secondo e ultimo episodio in piano solo, questa volta espresso attraverso l’unico standard presente nel disco, I Loves you, Porgy, un piccolo cameo. Un tema al quale il pianista salentino è molto legato, un’esecuzione molto estemporanea, omaggio al grande compositore ed anche all’interprete che, secondo il leader, ha reso giustizia al brano rendendolo inarrivabile per qualsiasi altro artista: Keith Jarrett. (Ufficio Stampa)