// di Marcello Marinelli //

NOTE BLUE O SE PREFERITE BLUE NOTE

Le note blue di notte aiutano a rallentare la corsa verso la posizione prona o supina, per il meritato riposo notturno, delle nostre membra stanche dopo le fatiche diurne. Le note blue predispongono bene questo passaggio fra la veglia e il sonno. La conquista della posizione sdraiata segue dei rituali precisi e le note blue fanno parte di questo piano preordinato. Le note blue non fanno vedere il bicchiere mezzo vuoto. Le note blue fanno vedere il bicchiere completamente vuoto, ma non per una visione pessimistica della vita, ma perché il bicchiere è oggettivamente vuoto, la birra è finita. Se il bicchiere è oggettivamente vuoto e se questo genera una visione pessimistica della vita, le note blue come d’incanto riempiono il bicchiere, ma non di birra, altrimenti sarebbe alchimia, ma lo riempiono con dosi massicce di onde musicali. Queste onde musicali generate dalle note blue dilatano la giornata a dismisura. La preoccupazione di dormire poco viene compensata dalla positività dall’invasione delle note blue.

Le note blue vorresti non finissero mai, ma le note blue a quest’ora stanno finendo, ma la loro scorta accompagna la notte dormiente. Le note blue di notte sono uno sballo naturale. Stanotte sognerò le note blue. Ora le note blue mi daranno la forza per essere staccate dalle casse acustiche da cui sono diffuse e mi aiuteranno a spegnere sul tasto off dell’impianto. Le note blue non vogliono essere responsabili di una notte insonne e mi consigliano di andare a dormire. Io accetto il loro consiglio e vado a dormire, perché non si possono disattendere i consigli delle note blue. Dovreste convertirvi alla religione delle note blue, ma visto che devo e voglio andare a dormire non mi dilungherò sulla magnificenza di questa dottrina. Le note blue mi salutano e mi danno la buona notte e io ricambio con gratitudine. Good night blue note. Hear you tomorrow.

Robert Glasper

E’ COSI’ BELLO (SO BEAUTIFUL)

E’ così bello alzarsi la mattina e farsi fare compagnia da un trio, quindi diventare un quartetto con io passivo, perché non suono, che ascolto in maniera attiva, questo trio. Stamattina è il momento del Robert Glasper trio ed è così bello sentire un trio jazz in solitudine mentre si cucinano le zucchine sulla piastra. Le onde musicali del trio escono dalle casse e riempiono l’ambiente di buone vibrazioni e anche le zucchine ne beneficiano. E’ cosi bello sentire musica di mattina presto in solitudine. Il piacere della musica è irrazionale, una cosa ti piace ed un’altra no, non sappiamo perché ma è così. Quando godi della musica è così bello che quasi smetterei di fare altro ma le zucchine e il sugo mi aspettano e allora in compagnia di buona musica (buona per me s’intende) mi avvicino ai fornelli e riprendo a cucinare. E’ così bello ascoltare jazz and more other thinks. It’s so beautiful.

HERBIE HANCOCK & FODAY MUSA SUSO / VILLAGE LIFE
Amo Miles Davis per tutto quello che ha fatto e poi perché ha “partorito” Herbie Hancock. In questo disco duetta con il musicista gambiano suonatore di Kora, lo strumento africano a corda di cui Foday Musa Suso è uno dei tanti virtuosi e insieme a Mory Kante e Toumani Diabatè tra i più conosciuti. Registrato a Tokyo nel 1984 e prodotto insieme a Bill Laswell aggiunge un tassello alla sua variegata produzione discografica. Siamo nella vita del villaggio globale, un afro americano, un africano gambiano a Tokyo, più globali di così si muore. Hancock suona lo Yamaha Dx-1 Digital synthesizer e lo Yamaha RX-11 Digital Drum Machine e Foday Suso la Kora e il Talking drum e voce, World music “ante litteram”. Non c’è la scansione jazz, è musica africana ma si improvvisa sulle note delle tastiere e della kora. Il menestrello “griot” o cantastorie Foday Musa Suso interagisce col tastierista in una specie di dialogo musicale multiculturale, le radici africane e la variante afroamericana, gli strumenti della modernità e quelli della tradizione insieme, diciamo una fusione riuscita e non a freddo ma una fusione a caldo, la Kora che arriva al “Kore”. Diciamo che quello che traspare da questo disco in quel villaggio immaginario la vita scorre apparentemente fluida e tranquilla e possiamo affermare senza ombra di smentita che “Village life is beautiful” almeno per tutto il tempo di questo bel disco.

MC COY TYNER TRIO FEAT. MICHAEL BRECKER / INFINITY, 1995

Uno dei dischi degli anni ’90 che più ho amato di Mc Coy Tyner. Un grandissimo Michel Brecker tributa il Maestro dei Maestri in “Impression” in maniera superlativa. The “good father” Mc Coy segue le sue circonvoluzioni con aria interrogativa, vorrei essere suoi pensieri, mentre si snoda il pezzo più lungo del disco. Con la presenza di Brecker il tributo sassofonistico al Maestro era obbligatorio e l’amore che sgorga dal lungo assolo verso il suo padre putativo è profondo e ispirato. Mc Tyner in questo disco mi sembra meno strabordante del solito e più misurato e al tempo stesso impeccabile come un abito di alta sartoria. Mi sembra che funzioni tutto a meraviglia e l’interplay tra i musicisti sia a puntino, come l’atmosfera perfetta in un incontro di gala. Siamo in presenza di un “gran galà, stavolta con l’accento” di un incontro musicale di altissimo livello e il disco scorre senza intoppi come un fiume verso il mare e allora mentre ascolto l”infinity” e mentre mi dirigo verso il mare, il mio non può essere che un “dolce naufragare”.