// di Marcello Marinelli //

Omar Sosa non è il nuovo centravanti extracomunitario dell’ Empoli neo promosso in serie A, né il noto trafficante di coca colombiano, ma è un pianista con i fiocchi, un pianista cubano di altissimo livello. Quindi non solo salsa a Cuba, ma un crogiolo di influssi musicali che spaziano per tutto il globo, caratterizzano il concerto del nostro Omar (guarda Omar quant’ è bell, ispira tant’ sentiment). Gaspare viaggia ininterrottamente per tutta la durata del concerto da un continente all’altro con i viaggi “last minute”, infatti ha deciso di andare al concerto all’ultimo minuto con il suo amico fidato Sandro aperto a qualsiasi esperienza sonora, come sempre del resto, fedele all’etica del viandante sonoro.

Stasera Gaspare ha deciso di soddisfare la sua anima, nonostante una promessa reale di unioni di corpi recapitata direttamente al suo cospetto dalla moglie indispettita dalla sua tracotante voglia di libertà. Certo Gaspare, non insensibile ai richiami del corpo, è stato un pò indeciso vista la prospettiva, ma poi ha prevalso in lui, la soddisfazione dell’anima, ma deve stare attento, il nostro caro Gaspare a rifiutare, altrimenti gli si potrebbe atrofizzare il muscolo. Vorrebbe non trovarsi mai a decidere per l’una o per l’altra ipotesi, vorrebbe poter soddisfare entrambi i punti del cateto, ma a volte bisogna decidere e pure in fretta, e qualcosa, purtroppo, bisogna sacrificare, di questi sacrifici l’impiegato del catasto ne era consapevole.

Dicevo del viaggio musicale che con il grande Omar si intraprende, si parte da New York, luogo pulsante di tutto il fermento musicale mondiale, non si può prescindere da Nuova York, il centro del mondo, musicalmente parlando. Jazzz (jeesss) l’impronta è jazz, le influenze sono molteplici ma legate dal jazz, la struttura è jazz, l’approccio è jazz, il jazz permea, il jazz avvolge, il jazz inebria, ma prima di New York, eravamo partiti dal Mozambico, patria del bassista cantante, che inizia con un canto tradizionale africano, e dalle sponde del Pacifico, si va verso sud, verso il Sudafrica, si oltrepassa il capo di Buona Speranza, si solcano le acque dell’atlantico, si va spediti verso la grande mela, miraggio dei musicisti di tutto il mondo, qui si incontrano africani, cubani e afroamericani nativi e Omar organizza le risorse umane e arrangia il materiale sonoro, con maestria ed gusto, con andatura dinoccolata e con copricapo da rasta, dirige con rapidi cenni del braccio e delle mani la band, cambi di ritmo, accelerazioni, pianissimi e fortissimi in alternanza.

Omar Sosa

La negritudine impazza, si mischiano i generi, ma il jazz controlla e dirige dall’alto della sua autorità, Africa, drum’n bass, r’n’b, funky, tutto con una tecnica superlativa e una ispirazione fuori dall’ordinario, il maestro evoca l’anima di Thelonious Monk, un Thelonious moderno, un Thelonious sincretico dei giorni nostri. I brani sono concepiti a forma di suite, i ritmi si incastrano e si diversificano in maniera impressionante, in un unico brano si susseguono le atmosfere cementate da un interplay fra i musicisti che è veramente notevole stasera qui a Villa Ada, sulle sponde del laghetto del bel parco della capitale. Il pubblico non è numeroso, ma il gruppo ha l’abilità di calamitarne con solerzia l’attenzione, quando il pubblico sta in religioso silenzio durante i pezzi ad un filo di volume significa che l’attenzione è stata catturata, ma cosa aveva fatto l’attenzione per essere stata catturata? Spero venga liberata presto. Pubblico poco numeroso, ma attento e caldo come deve essere un pubblico come si deve.

Da New York siamo volati a Cuba patria del maestro e del sassofonista dove fa capolino la tradizione cubana, la salsa, tutto organizzato e magicamente diretto da un band leader eclettico, fa capolino anche il bolero di Ravel e il pubblico viene coinvolto in un canto cubano che accompagna la memoria della tradizione del nostro. Dalle notte soffiate dal sassofonista in completa tenuta bianca, come si conviene ad un cubano che si rispetti, esce fuori lo spirito di John Coltrane che ci guarda da lassù e ci protegge, e Gaspare guardando in alto, verso il cielo stellato : “Santo Trane ma lassù nell’alto dei cieli ti eserciti ancora con i tuoi sax soprano e tenore? non posso non pensare quando penso a te all’amore supremo, ” A love supreme”, sono sicuro che lassù hai incontrato Dio, anzi già in terra secondo me avevi incontrato Dio, la tua spiritualità, la tua devozione, la tua ispirazione hanno contagiato schiere di sassofonisti, e non solo, dopo la tua dipartita, e nessun sassofonista moderno può prescindere da te, caro il mio mostro sacro.

A proposito caro Trane, devo dirti una cosa, ho usato il tuo nome, per un pò di tempo, come nick name per i miei viaggi nella rete, spero non ti dispiaccia, ora però mi chiamo in un altro modo nel web, però sono legato al tuo nome, perché il primo nick name non si scorda mai. Omar scusa se ti ho sacrificato per qualche attimo, ma stavo parlando con l’anima di Trane e tu questo me lo concederai Omar, non è vero? “Certo Gaspare che te lo concedo, stavi parlando di John Coltrane di una delle più grandi figure della musica di tutti i tempi, non mi sono sentito trascurato.”. Caro Omar come fai a sapere il mio nome?”. “Istinto primordiale Gaspare, fiuto immediato. “Lo sai che stasera mi siete piaciuti, ma tanto piaciuti, te e la tua band, un gran bel concerto”. “In effetti stasera abbiamo suonato alla grande, c’era calore e comunicazione, e quando ci sono questi ingredienti tutto riesce a meraviglia”. “Allora arrivederci a presto Omar, comprerò un tuo disco, spero di risentirti presto da queste latitudini” “E’ stato un piacere suonare qui da voi, in questa bella cornice naturale, spero di ritornarci presto” “Un’ultima cosa Omar, la cosa che più mi colpisce nei gruppi come il tuo, composti da musicisti di tutto il mondo, è che la magia della coesistenza multietnica si realizza in pieno, mentre altrove è molto più difficile?”. “Allora caro il mio Gaspare, cominciamo dalla musica per trasformare questo mondo malato”. Hai ragione Omar , da qualcosa bisogna pur cominciare, cominciamo dalla musica per trasformare il mondo malato”. “Ciao Omar, serata indimenticabile, salutami L’Avana”. “Ciao Gaspare I’m fine to meet you, Love and Peace” “Love and peace Omar”.
P.S.
Questo è un ricordo di molti anni fa e se l’evocazione e il paragone tra Omar Sosa e Theolonious Monk, e se tutto questo vi sembra sacrilego, vi prego di perdonare Gaspare Vitellozzi, quella sera prima del concerto si era rollato una canna.